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RIORGANIZZAZIONE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

riorganizzazione agenzia

A distanza di ben (soli!) 6 anni dal passaggio dagli Uffici Locali alle Direzioni Provinciali, l’Agenzia delle Entrate e del Territorio è pronta per un nuovo riassetto a livello periferico, ancora in corso di studio da parte della commissione incaricata.

La prima novità riguarda i modelli di Direzioni che saranno su base Distrettuale e non più provinciale. Il modello definito “standard” prevede la creazione di una nuova struttura denominata “Direzione Distrettuale” articolata in “Fiscalità generale e d’impresa” ed in “ Anagrafe immobiliare e fiscalità atti”.

Per le “aree metropolitane”, ove sono attualmente presenti più Direzioni Provinciali o U.P. Territorio (es. Napoli, Roma, Milano), la “fiscalità generale e d’impresa” e “l’anagrafe immobiliare e fiscalità atti” continueranno ad essere separate in sedi decentrate e sarà presente un ulteriore ufficio denominato “Controlli e consulenza imprese medie”.

Questo nuovo riassetto operativo sarà sperimentato, in primis, nella D.P. di Grosseto, verosimilmente in autunno, con la creazione di un unico codice identificativo per gli uffici territoriali e gli uffici provinciali del territorio e l’adeguamento dei software gestionali.

Riservandoci di analizzare ed approfondire ulteriormente il progetto di riassetto, seguiremo, step by step, con il contributo dei nostri iscritti coinvolti, la sperimentazione nella Dp pilota.

Il coordinatore nazionale
Ciro Craus

JOB ACT … SI, NO? MAH. La Corte di Cassazione modifica, in pochi mesi, il precedente orientamento


jobs_sl-1329305028Se un dipendente statale viene licenziato illegittimamente ha diritto alla reintegra nel posto di lavoro e non alla sola tutela risarcitoria o indennitaria perché ai licenziamenti nel pubblico impiego non si applica l’articolo 18 così come riformato dalla legge Fornero. E’ quanto ha stabilito la Cassazione (Sent.11868/16) il 9 giugno modificando la propria decisione del novembre 2015 (sent.24157/15). L’evidente contrasto potrebbe portare presto ad una decisioni delle Sezioni Unite che sarà dirimente. Ma per noi il punto non è tanto applicabilità si o no delle norme privatistiche del licenziamento ai dipendenti pubblici quanto la duplicità di regime, che ancora esiste, tra i dipendenti privati ed i dipendenti pubblici privatizzati.

I due regimi diversi (pubblico e privato) che secondo illustri avvocati giuslavoristi rappresentano una disuguaglianza, una discriminazione insostenibile anche da un punto di vista costituzionale, deve essere eliminata? Bene!

E così se da un lato i dipendenti pubblici potranno essere soggetti alle norme sul job act, dall’altro lato potrà prevedersi la 14a mensilità, l’anticipo del TFR, il rinnovo tempestivo dei contratti adeguati al costo della vita (l’ultimo rinnovo contrattuale risale al 2009), il salario accessorio commisurato al merito ed alla produttività, la piena responsabilità decisionale dei dirigenti (che non deve limitarsi ad attuare le direttive del Superiore Ministero, della Funzione Pubblica, dell’ARAN che esprimono nella maggior parte dei casi pareri non vincolati), la previsione di una tempistica da rispettare nell’applicazione degli accordi e, in caso di mancato rispetto, un’adeguata sanzione per i dirigenti responsabili. Perfino la Corte dei Conti, nella relazione del 2016 giunge ad auspicare ”che la contrattazione collettiva affronti i nodi irrisolti del pubblico impiego (…)”. Il rischio da evitare, aggiunge la Corte dei Conti, “è quello di una contrattazione minimale che, anche in relazione alla scarsità delle risorse disponibili, si limiti a prevedere incrementi indifferenziati sulle sole componenti fisse della retribuzione”.

Pare che sia difficile da capire che i dipendenti pubblici non sono privilegiati fannulloni, siamo disponibili al cambio delle regole ed al loro pieno rispetto … di tutte!

Il Segretario Generale
(Claudia Ratti)

SUCCESSO DILAGANTE. La “bacheca scambio sede” si espande


 bacheca scambi grande

Anni fa la nostra Federazione ha realizzato una bacheca on line per favorire gli cambi di sede dedicata ai dipendenti del Ministero della Giustizia. Nel corso degli anni sono state inserite migliaia di richieste, moltissime delle quali sono andate a buon fine perché gli scambi non hanno trovato alcun ostacolo dall’Amministrazione. Siamo stati soddisfatti dei risultati ottenuti perché il nostro obiettivo è quello di rendere un buon servizio ai nostri iscritti … ci siamo riusciti.

Il successo ottenuto ci ha spinto oltre ed abbiamo aperto la piattaforma ai colleghi degli altri Ministeri ed Agenzie, in modo da favorirne lo scambio.

Non tutti sanno che esiste la possibilità di uno scambio di dipendenti della P.A. (purché esista l’accordo delle amministrazioni di appartenenza ed entrambi i dipendenti posseggano un corrispondente profilo professionale, ovvero svolgano le medesime mansioni).

Chiariamo, com’è nostra abitudine fare, che la genericità della norma consente ampia discrezionalità alle Amministrazioni che devono rilasciare il nulla osta, anche in caso di identico mansionario e di identico comparto. Riteniamo che l’interscambio sia un ottimo sistema per coniugare le proprie esigenze personali (avvicinandosi a casa) e professionali (con un nuovo e diverso lavoro), lo svantaggio dovuto alla perdita di una risorsa per l’Amministrazione è virtualmente nullo, o comunque ridotto al minimo, perché verrebbe compensato dall’acquisizione di altro personale (appunto con lo … scambio).

 

La procedura è semplicissima:

 

  1. Tutti (iscritti e non iscritti) possono collegarsi al sito ed inserire tutti i dati richiesti;
  2. la richiesta, dopo l’approvazione della segreteria, viene pubblicata (chi consulta la bacheca leggerà solo la qualifica, la sede di servizio attuale e la sede desiderata del lavoratore disponibile allo scambio, ogni altro dato verrà trattato nel rispetto della privacy);
  3. la segreteria acquisisce i dati e li incrocia con quelli di altri colleghi: se ci sarà la possibilità di uno scambio con un collega di pari qualifica nella sede del comune dove si vorrebbe andare si favorisce lo scambio, creando il “ponte” tra gli interessati.

 

Maggiori saranno le inserzioni, più alte saranno le possibilità di successo negli scambi.

 

Possiamo concludere affermando, senza timori di essere smentiti, di essere l’unico Sindacato ad aver ideato e realizzato questo servizio mettendolo gratuitamente a disposizione di tutti i colleghi. Vogliamo compiere, ancora una volta un piccolo passo in avanti.

Il Segretario Generale
(Claudia Ratti)

Ricorso alla CEDU – tra insidia e illusione


trappolaI Signori Lavoratori sono invitati a prestare Attenzione alle Trappole dei ricorsi farsa!

 

L’UNICA RAGIONE PER NON PATROCINARE UN’INIZIATIVA LEGALE INNANZI ALLA CEDU È L’EVIDENTE INFONDATEZZA.

Oltre al dispiacere di vedere colleghi cadere nella “trappola” di questa iniziativa, in cambio di un miraggio, riteniamo primario dovere dichiarare anche il nostro punto di vista per tutelare i lavoratori.

Vogliamo ricordare che la nostra Federazione:

  • Non si è mai sottratta nell’organizzare delle iniziative giudiziali per tutelare i propri iscritti, perché ha una segreteria dedicata, ha dei professionisti che da anni approfondiscono le problematiche del pubblico impiego ottenendo risultati degni di considerazione e, non da ultimo, ha una rete capillare di legali sul territorio.

 

  • Non ha mai patrocinato iniziative legali infondate che avrebbero consentito di acquisire iscrizioni e soldi, ha invece organizzato (e continuerà a farlo) delle iniziative legali per tutelare i propri iscritti cercando di ottenere il massimo risultato possibile… è cronaca di questi giorni il rimborso, di qualche migliaia di euro pro capite, che stanno ottenendo diverse centinaia di nostri iscritti per il positivo esito di un nostro contenzioso per la Legge Pinto.

 

  • Non si è mai “vergognata” di seguire iniziative di altri Sindacati, ai quali sappiamo riconoscere anche dei meriti, laddove ci sono. Ricordiamo che due Tribunali a seguito di giudizi promossi da altra O.S. (onore al merito) se da un lato hanno rigettato la richiesta di risarcimento danni, hanno dichiarato illegittima la sospensione del CCNL ed il diritto dei ricorrenti al rinnovo contrattuale.

 

Qualche domanda sorge spontanea:

  • E’ mai possibile che i migliori legali messi in campo da noi oltre che dall’UNSA, dalla CGIL, CISL, UIL ritengono infondata la strada dell’azione presso la CEDU (alleghiamo anche il parere pro veritate reso alla CGIL) e una Confederazione con le sue articolazioni, si affanna nel dimostrare le proprie ragioni arrampicandosi sugli specchi?

 

  • E’ serio aderire ad un’iniziativa giudiziale non conoscendo l’avvocato (o gli avvocati) che gestiranno la questione?

 

  • E’ serio avvertire “tutti i ricorrenti, gli iscritti al sindacato e i dirigenti sindacali che in base a precisi accordi intrapresi tra la Confederazione ***** ed il pool di avvocati che patrocineranno il ricorso alla CEDU che I RICORRENTI PER NESSUN MOTIVO DOVRANNO SCRIVERE O TELEFONARE AGLI AVVOCATI” ? Strano, eppure l’art.27 del Codice deontologico forense prevede che “L’avvocato deve informare chiaramente la parte assistita, all’atto dell’assunzione dell’incarico, delle caratteristiche e dell’importanza di quest’ultimo e delle attività da espletare, precisando le iniziative e le ipotesi di soluzione” … qualcosa non torna.

 

  • E’ serio chiedere € 15 agli iscritti, € 20 ai neo iscritti e €150 a chi non si iscrive per depositare un unico ricorso con (dicono) migliaia di nomi, rilasciando un mandato a non si sa quale studio legale?

 

  • E’ serio scrivere fior di comunicati senza mai un nome del sottoscrittore responsabile?

 

Cerchiamo le risposte, sono semplici.

La domanda, frequentissima, che ci viene posta è: la Federazione INTESA FP cosa propone?

La sottoscrizione all’ARAN dell’accordo sui comparti del 5 aprile 2016 fa venir meno l’ultima scusa che aveva questo Governo per il blocco dei contratti, sono ormai passati 10 mesi dalla Sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti del Pubblico impiego ed il Governo tace.

La Federazione INTESA sta percorrendo l’unica strada possibile e chiederà al Tribunale di Roma di condannare il Governo all’apertura delle trattative, dando la possibilità a tutti gli iscritti di intervenire gratuitamente nel giudizio.

Con la sottoscrizione del nuovo contratto i lavoratori dovranno percepire gli arretrati da luglio 2015 (data della Sentenza della Corte Costituzionale) e se ci saranno i presupposti per un’azione di risarcimento danni avremo 5 anni di tempo per intentarla.

Il termine di scadenza per ricevere le adesioni gratuite da tutti i nostri iscritti è fissato al 15 maggio 2016

Meditate gente … meditate!

Il Segretario Generale

(Claudia Ratti)

C.U.G. al MIT

Mi auguro che il CUG del nostro Dicastero finalmente faccia sentire in modo deciso la sua voce :
alla luce dell’incontro svoltosi giusto ieri e che ha stabilito il requiescat in pacem dei colleghi di viale dell’arte con la vittoria non sui mari, dove dovrebbero essere, ma su viale dell’arte dei militari della Guardia Costiera che prenderanno possesso di quasi tutta la struttura.
Come già detto nell’ambito del primo incontro, il CUG deve svolgere il suo compito basilare espresso chiaramente nel suo decreto di attuazione.
Se così non dovesse essere, se si dovesse dare solo “una leccata di faccia” volti solo ad organizzare il Forum o vari workshops ,con il bene placet dell’Amministrazione, io in rappresentanza della mia Federazione, ritirerò la delegazione dal CUG, comunicando ufficialmente a chi di dovere le giuste spiegazioni.

Il Coordinatore Nazionale
Agostino Crocchiolo

RICORSI “CIVETTA” L’INTESA Fp fa causa al Governo per il blocco del Contratto – La nostra iniziativa è gratuita e seria


firma contrattoLa sottoscrizione all’ARAN dell’accordo sui comparti del 5 aprile fa venir meno l’ultima scusa che aveva questo Governo per il blocco dei contratti, sono ormai passati 10 mesi dalla Sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti del Pubblico impiego ed il Governo tace.

Ribadiamo che la nostra Federazione non solo non promuove ma mette in allerta i propri iscritti dai ricorsi “civetta” ovvero quei ricorsi inutili e, di certo, irricevibili che hanno l’unico obiettivo di attirare iscritti (e relativi soldi) dei dipendenti pubblici senza poter ottenere alcun risultato reale.

Ricordiamo che:

  • La class action è prevista dall’art.140 bis del codice del consumo (D.Lgs. 206/2005), è limitata ai consumatori e tali non possono essere certamente considerati i lavoratori che, invece, sono legati al datore di lavoro dal particolare contratto d’opera di lavoro subordinato.

 

  • Il ricorso alla CEDU, la cui pimaria condizione di ricevibilità (ovvero per essere accolto) è il “previo esaurimento delle vie di ricorso interne”, ovvero avere un giudizio già definito in Cassazione.

Pertanto tutti i colleghi che NON sono parti in un giudizio definitivo della Cassazione NON sono legittimati a ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo. Mettiamo a disposizione di tutti sul nostro sito i documenti ufficiali della CEDU, evitiamo pareri pro veritate di nostri legali perché, evidentemente, possono essere considerati di “parte”.

Spiace leggere comunicati sindacali in cui si millantano meriti a danno dei colleghi.

Ricordiamo che due giudizi promossi da altra O.S. (onore al merito) hanno invece dichiarato illegittima la sospensione del CCNL ed il diritto dei ricorrenti al rinnovo contrattuale, nonostante il rigetto della richiesta di risarcimento danni. Mettiamo a disposizione di tutti gli interessati le sentenze dei  Tribunali di Reggio Emilia (Sent. 51/2016) e di Parma (Sent.114/2016).

Questa O.S. che non si è mai sottratta dal tutelare giudizialmente i propri iscritti motivo per cui chiederà al Tribunale di Roma di condannare il Governo all’apertura delle trattative, dando la possibilità a tutti gli iscritti di intervenire gratuitamente nel giudizio.

Il termine di scadenza per ricevere le adesioni è fissato al 15 maggio 2016.

STOP AL FURTO DEL TFR Assunto dal 1/01/2001?


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E’ illegittima la trattenuta del 2,5%

Confermata la giurisprudenza favorevole sulla illegittima trattenuta del 2,5% per il TFR a carico dei giovani assunti (intendendo per tali coloro che sono stati assunti dal 1 gennaio 2001 o 31 dicembre 2000 che dir si voglia).

La prima sentenza favorevole è del Tribunale di Roma (che ormai nel lontano 2013 ha riconosciuto indebito il prelievo del 2,5% dello stipendio di decine di “giovani” dipendenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed ha disposto la restituzione delle trattenute effettuate ed una pesante condanna alle spese legali), successivamente molti tribunali hanno riconosciuto indebito il prelievo condannando l’Amministrazione alle spese. Il Tribunale di Roma ha ripetuto in più pronunce (ma non è il solo) il principio che “la riduzione dello stipendio del personale assoggettato al regime del T.F.R. nella corrispondente misura del 2,5% non trova alcuna giustificazione”, riduzione che, peraltro, “non è recuperata dal corrispondente incremento contributivo ai fini previdenziali e dall’applicazione delle norme sul T.F.R. che ovviamente non comporta una modifica dello stipendio erogato in misura ridotta” e determina “un ingiustificato trattamento deteriore dei dipendenti pubblici rispetto a quelli privati, non sottoposti a rivalsa da parte del datore di lavoro”. In sintesi ai “giovani” colleghi lo Stato dovrà restituire circa 6.000 euro a testa (oltre agli interessi legali) e, soprattutto, dovrà evitare ulteriori trattenute (con un risparmio fino alla pensione). Non sono pochi soldi e siamo convinti della giustezza delle ragioni dei giovani lavoratori, ragioni peraltro confermate dal parere dell’Avv. A. Raffo.

Era la conferma che aspettavamo per avviare l’iniziativa giudiziale perché la nostra Federazione non si avventura in ricorsi perdenti al solo fine di “fare cassa”, preferisce invece valutare con attenzione ogni rischio e partire solo quando si ha la ragionevole certezza di vincere.

Coloro che nel 2014 hanno aderito alla nostra iniziativa per diffidare l’Amministrazione avranno l’ulteriore vantaggio di poter recuperare gli importi di altri due anni, avendo interrotto il termine di prescrizione.

Possono aderire alla nostra iniziativa tutti i lavoratori assunti a tempo indeterminato dal 1/1/2001, il termine fissato per la scadenza della ricezione della documentazione è il 15 maggio 2016, le modalità di adesione ed ulteriori indicazioni operative sono riportate negli allegati.

La nostra Federazione è, ancora una volta, al tuo servizio.

TRATTATIVE SUBITO! L’Intesa FP fa causa al Governo


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Governo non ha dato alcun cenno di risposta alla nostra diffida e la nostra Federazione fa causa al Governo per l’avvio delle trattative … tutto secondo copione. Avremmo voluto evitare volentieri anche questo contenzioso ma è indispensabile, considerato che sono passati quasi nove mesi dalla Sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti del Pubblico impiego ed ancora regna il silenzio governativo.

Quello che di certo evitiamo sono i ricorsi inutili e, di certo, irricevibili come:

La class action prevista dall’art.140 bis del codice del consumo (D.Lgs. 206/2005) limitata ai consumatori e tali non possono essere certamente considerati i lavoratori che, invece, sono legati al datore di lavoro dal particolare contratto d’opera di lavoro subordinato.

Il ricorso alla CEDU, le cui condizioni di ricevibilità (ovvero per essere accolto) sono:

  • il “previo esaurimento delle vie di ricorso interne”. Il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo può essere presentato da una persona fisica o giuridica che sia stata parte in una controversia davanti ai giudici nazionali e solo dopo che siano esauriti tutti i possibili rimedi giurisdizionali davanti agli stessi giudici nazionali, ovvero fino alla sentenza definitiva in Cassazione.
  • che la Corte sia adita entro 6 mesi a partire dalla data della decisione interna definitiva;
  • che il ricorso sia compatibile con le disposizioni della Convenzione e non appaia manifestamente infondato od abusivo.

Pertanto tutti i colleghi che NON hanno una sentenza definitiva della Cassazione NON sono legittimati a ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, a conferma basta leggere i documenti ufficiali della CEDU che mettiamo a disposizione di tutti sul nostro sito (evitiamo pareri pro veritate di nostri legali perché, evidentemente, possono essere considerati di “parte”).

Questa O.S. non si è mai sottratta dal tutelare giudizialmente i propri iscritti, motivo per cui la nostra Federazione ha deciso di adire il Tribunale di Roma e chiedere la condanna del Governo all’apertura delle trattative dando a tutti i propri iscritti la possibilità di fare un ricorso intervenendo GRATUITAMENTE nel giudizio percependo, dopo la firma del CCNL, i dovuti aumenti stipendiali come già statuito dai Tribunali di Reggio Emilia (Sent. 51/2016) e di Parma (Sent.114/2016) che, pur avendo rigettato la domanda di risarcimento danni proposta dal Sindacato, hanno dichiarato illegittima la sospensione del CCNL ed il diritto dei ricorrenti al rinnovo contrattuale.

Buon sindacato a tutti

Il Segretario Generale
(Claudia Ratti)

INTESA DIFFIDA IL GOVERNO – Rispetto della Costituzione o si risarciranno i lavoratori


costituzione

La nostra Federazione ha diffidato la Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’ARAN e le altre Amministrazioni competenti ad avviare le procedure per il rinnovo dei contratti e non esclude, a breve, azioni giudiziarie per ottenere il risarcimento danni. Lo strumento primario dei Sindacati non dovrebbe essere quello giudiziario eppure pare che sia l’unico che funzioni.

Sono passati quasi nove mesi dalla Sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti del Pubblico impiego ed ancora regna il silenzio governativo.

Ma l’art.136 della Costituzione non prevede che “Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”? Pare, eppure ancora tutto tace.Nella legge di stabilità sono stati anche previsti pochi spiccioli da distribuire ma … senza fretta.

Nel frattempo i dipendenti pubblici svolgono il lavoro straordinario (che forse un giorno verrà retribuito o solo compensato), attendono liquidazione delle indennità (si perché le Amministrazioni sono, spesso, lente anche nella discussione del FUA), lavorano in ambienti al limite delle condizioni di sicurezza e, di tutta risposta, per l’opinione pubblica sono dei fannulloni e per il datore di lavoro non sono meritevoli dei, legittimi, aumenti contrattuali.

Che fare? È evidente che lo sciopero è solo una perdita di ulteriori soldi per i lavoratori di fronte ad una classe politica sorda e cieca ai bisogni dei pubblici dipendenti, magari fosse anche … muta! Non restano che le azioni giudiziarie, purtroppo.

Comprendiamo che i Sindacati siano scomodi e che il Premier sta tentando di abolirli e, nel frattempo, di ridicolizzarli, ma vorremmo ricordare che l’art.39 della Costituzione non è mai stato compiutamente attuato, perché non farlo?

La nostra Federazione vorrebbe controlli (seri) anche sui Sindacati, sull’organizzazione e, perché no, sui bilanciperché chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere e sarebbe l’unico modo serio per invertire la tendenza a distorcere e generalizzare che porta inevitabilmente a distruggere quanto di buono e di nobile ci può essere, anche nei Sindacati.

Invece accade che, nell’opinione diffusa, tutti i sindacalisti sono affaristi e nullafacenti, tutti i politici sono corrotti ed oziosi e tutti i dipendenti pubblici sono fannulloni.

E’ arrivato il momento di cambiare, da noi.

Buon sindacato a tutti

DIRITTO ALLE ASSEMBLEE E ALLO SCIOPERO ANCHE PER I DIPENDENTI MIBACT


sciopero mibactIl giorno 17 febbraio si è tenuto presso l’Aran un incontro avente per oggetto – Servizi Pubblici Essenziali – e procedure di sciopero riguardante il Ministeri dei Beni Culturali.

La Federazione Intesa FP ha ribadito l’inaccettabilità della limitazione dello sciopero e del diritto di assemblea, non ha condiviso ma criticato l’operato della Commissione di Vigilanza per lo sciopero, che impone entro il 24/02/2016 la chiusura dell’accordo tra sindacati ed Aran o intende procedere in modo autonomo ed unilaterale a normare tali servizi.

Abbiamo inoltre sottolineato il rischio di creare un pericoloso precedente nel voler arrivare ad un protocollo d’intesa su una  materia già normata dal vigente CCNL, che potrebbe consentire  al governo in futuro di rimettere in discussione, per sue esigenze, materie già definite da accordi dai vari CCNL.

Sulla questione sicurezza abbiamo ribadito che non va riservata al solo patrimonio, ma devono essere posti al centro dell’attenzione i lavoratori dei beni culturali che stante le carenze organiche in essere nei poli museali,  se da una parte garantiscono l’apertura  dei  musei dall’altra sono i primi ad essere a rischio ai fini della sicurezza.

In conclusione la Federazione Intesa FP ha dichiarato la propria disponibilità a proseguire con l’Aran  la discussione ed i necessari approfondimenti, vista l’importanza e la delicatezza della problematica, precisando che non accetteremo limitazioni al giusto diritto di assemblea e di sciopero, diritto che ai lavoratori dei beni culturali deve essere garantito come è garantito ai dipendenti del comparto stato.

Segretario Generale Aggiunto
Giancarlo Lustrissimi