Category Archives: Pubblico Impiego

RICORSI “CIVETTA” L’INTESA Fp fa causa al Governo per il blocco del Contratto – La nostra iniziativa è gratuita e seria


firma contrattoLa sottoscrizione all’ARAN dell’accordo sui comparti del 5 aprile fa venir meno l’ultima scusa che aveva questo Governo per il blocco dei contratti, sono ormai passati 10 mesi dalla Sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti del Pubblico impiego ed il Governo tace.

Ribadiamo che la nostra Federazione non solo non promuove ma mette in allerta i propri iscritti dai ricorsi “civetta” ovvero quei ricorsi inutili e, di certo, irricevibili che hanno l’unico obiettivo di attirare iscritti (e relativi soldi) dei dipendenti pubblici senza poter ottenere alcun risultato reale.

Ricordiamo che:

  • La class action è prevista dall’art.140 bis del codice del consumo (D.Lgs. 206/2005), è limitata ai consumatori e tali non possono essere certamente considerati i lavoratori che, invece, sono legati al datore di lavoro dal particolare contratto d’opera di lavoro subordinato.

 

  • Il ricorso alla CEDU, la cui pimaria condizione di ricevibilità (ovvero per essere accolto) è il “previo esaurimento delle vie di ricorso interne”, ovvero avere un giudizio già definito in Cassazione.

Pertanto tutti i colleghi che NON sono parti in un giudizio definitivo della Cassazione NON sono legittimati a ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo. Mettiamo a disposizione di tutti sul nostro sito i documenti ufficiali della CEDU, evitiamo pareri pro veritate di nostri legali perché, evidentemente, possono essere considerati di “parte”.

Spiace leggere comunicati sindacali in cui si millantano meriti a danno dei colleghi.

Ricordiamo che due giudizi promossi da altra O.S. (onore al merito) hanno invece dichiarato illegittima la sospensione del CCNL ed il diritto dei ricorrenti al rinnovo contrattuale, nonostante il rigetto della richiesta di risarcimento danni. Mettiamo a disposizione di tutti gli interessati le sentenze dei  Tribunali di Reggio Emilia (Sent. 51/2016) e di Parma (Sent.114/2016).

Questa O.S. che non si è mai sottratta dal tutelare giudizialmente i propri iscritti motivo per cui chiederà al Tribunale di Roma di condannare il Governo all’apertura delle trattative, dando la possibilità a tutti gli iscritti di intervenire gratuitamente nel giudizio.

Il termine di scadenza per ricevere le adesioni è fissato al 15 maggio 2016.

STOP AL FURTO DEL TFR Assunto dal 1/01/2001?


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E’ illegittima la trattenuta del 2,5%

Confermata la giurisprudenza favorevole sulla illegittima trattenuta del 2,5% per il TFR a carico dei giovani assunti (intendendo per tali coloro che sono stati assunti dal 1 gennaio 2001 o 31 dicembre 2000 che dir si voglia).

La prima sentenza favorevole è del Tribunale di Roma (che ormai nel lontano 2013 ha riconosciuto indebito il prelievo del 2,5% dello stipendio di decine di “giovani” dipendenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed ha disposto la restituzione delle trattenute effettuate ed una pesante condanna alle spese legali), successivamente molti tribunali hanno riconosciuto indebito il prelievo condannando l’Amministrazione alle spese. Il Tribunale di Roma ha ripetuto in più pronunce (ma non è il solo) il principio che “la riduzione dello stipendio del personale assoggettato al regime del T.F.R. nella corrispondente misura del 2,5% non trova alcuna giustificazione”, riduzione che, peraltro, “non è recuperata dal corrispondente incremento contributivo ai fini previdenziali e dall’applicazione delle norme sul T.F.R. che ovviamente non comporta una modifica dello stipendio erogato in misura ridotta” e determina “un ingiustificato trattamento deteriore dei dipendenti pubblici rispetto a quelli privati, non sottoposti a rivalsa da parte del datore di lavoro”. In sintesi ai “giovani” colleghi lo Stato dovrà restituire circa 6.000 euro a testa (oltre agli interessi legali) e, soprattutto, dovrà evitare ulteriori trattenute (con un risparmio fino alla pensione). Non sono pochi soldi e siamo convinti della giustezza delle ragioni dei giovani lavoratori, ragioni peraltro confermate dal parere dell’Avv. A. Raffo.

Era la conferma che aspettavamo per avviare l’iniziativa giudiziale perché la nostra Federazione non si avventura in ricorsi perdenti al solo fine di “fare cassa”, preferisce invece valutare con attenzione ogni rischio e partire solo quando si ha la ragionevole certezza di vincere.

Coloro che nel 2014 hanno aderito alla nostra iniziativa per diffidare l’Amministrazione avranno l’ulteriore vantaggio di poter recuperare gli importi di altri due anni, avendo interrotto il termine di prescrizione.

Possono aderire alla nostra iniziativa tutti i lavoratori assunti a tempo indeterminato dal 1/1/2001, il termine fissato per la scadenza della ricezione della documentazione è il 15 maggio 2016, le modalità di adesione ed ulteriori indicazioni operative sono riportate negli allegati.

La nostra Federazione è, ancora una volta, al tuo servizio.

TRATTATIVE SUBITO! L’Intesa FP fa causa al Governo


blocco-contratto

Governo non ha dato alcun cenno di risposta alla nostra diffida e la nostra Federazione fa causa al Governo per l’avvio delle trattative … tutto secondo copione. Avremmo voluto evitare volentieri anche questo contenzioso ma è indispensabile, considerato che sono passati quasi nove mesi dalla Sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti del Pubblico impiego ed ancora regna il silenzio governativo.

Quello che di certo evitiamo sono i ricorsi inutili e, di certo, irricevibili come:

La class action prevista dall’art.140 bis del codice del consumo (D.Lgs. 206/2005) limitata ai consumatori e tali non possono essere certamente considerati i lavoratori che, invece, sono legati al datore di lavoro dal particolare contratto d’opera di lavoro subordinato.

Il ricorso alla CEDU, le cui condizioni di ricevibilità (ovvero per essere accolto) sono:

  • il “previo esaurimento delle vie di ricorso interne”. Il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo può essere presentato da una persona fisica o giuridica che sia stata parte in una controversia davanti ai giudici nazionali e solo dopo che siano esauriti tutti i possibili rimedi giurisdizionali davanti agli stessi giudici nazionali, ovvero fino alla sentenza definitiva in Cassazione.
  • che la Corte sia adita entro 6 mesi a partire dalla data della decisione interna definitiva;
  • che il ricorso sia compatibile con le disposizioni della Convenzione e non appaia manifestamente infondato od abusivo.

Pertanto tutti i colleghi che NON hanno una sentenza definitiva della Cassazione NON sono legittimati a ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, a conferma basta leggere i documenti ufficiali della CEDU che mettiamo a disposizione di tutti sul nostro sito (evitiamo pareri pro veritate di nostri legali perché, evidentemente, possono essere considerati di “parte”).

Questa O.S. non si è mai sottratta dal tutelare giudizialmente i propri iscritti, motivo per cui la nostra Federazione ha deciso di adire il Tribunale di Roma e chiedere la condanna del Governo all’apertura delle trattative dando a tutti i propri iscritti la possibilità di fare un ricorso intervenendo GRATUITAMENTE nel giudizio percependo, dopo la firma del CCNL, i dovuti aumenti stipendiali come già statuito dai Tribunali di Reggio Emilia (Sent. 51/2016) e di Parma (Sent.114/2016) che, pur avendo rigettato la domanda di risarcimento danni proposta dal Sindacato, hanno dichiarato illegittima la sospensione del CCNL ed il diritto dei ricorrenti al rinnovo contrattuale.

Buon sindacato a tutti

Il Segretario Generale
(Claudia Ratti)

INTESA DIFFIDA IL GOVERNO – Rispetto della Costituzione o si risarciranno i lavoratori


costituzione

La nostra Federazione ha diffidato la Presidenza del Consiglio dei Ministri, l’ARAN e le altre Amministrazioni competenti ad avviare le procedure per il rinnovo dei contratti e non esclude, a breve, azioni giudiziarie per ottenere il risarcimento danni. Lo strumento primario dei Sindacati non dovrebbe essere quello giudiziario eppure pare che sia l’unico che funzioni.

Sono passati quasi nove mesi dalla Sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco dei contratti del Pubblico impiego ed ancora regna il silenzio governativo.

Ma l’art.136 della Costituzione non prevede che “Quando la Corte dichiara l’illegittimità costituzionale di una norma di legge o di atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”? Pare, eppure ancora tutto tace.Nella legge di stabilità sono stati anche previsti pochi spiccioli da distribuire ma … senza fretta.

Nel frattempo i dipendenti pubblici svolgono il lavoro straordinario (che forse un giorno verrà retribuito o solo compensato), attendono liquidazione delle indennità (si perché le Amministrazioni sono, spesso, lente anche nella discussione del FUA), lavorano in ambienti al limite delle condizioni di sicurezza e, di tutta risposta, per l’opinione pubblica sono dei fannulloni e per il datore di lavoro non sono meritevoli dei, legittimi, aumenti contrattuali.

Che fare? È evidente che lo sciopero è solo una perdita di ulteriori soldi per i lavoratori di fronte ad una classe politica sorda e cieca ai bisogni dei pubblici dipendenti, magari fosse anche … muta! Non restano che le azioni giudiziarie, purtroppo.

Comprendiamo che i Sindacati siano scomodi e che il Premier sta tentando di abolirli e, nel frattempo, di ridicolizzarli, ma vorremmo ricordare che l’art.39 della Costituzione non è mai stato compiutamente attuato, perché non farlo?

La nostra Federazione vorrebbe controlli (seri) anche sui Sindacati, sull’organizzazione e, perché no, sui bilanciperché chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere e sarebbe l’unico modo serio per invertire la tendenza a distorcere e generalizzare che porta inevitabilmente a distruggere quanto di buono e di nobile ci può essere, anche nei Sindacati.

Invece accade che, nell’opinione diffusa, tutti i sindacalisti sono affaristi e nullafacenti, tutti i politici sono corrotti ed oziosi e tutti i dipendenti pubblici sono fannulloni.

E’ arrivato il momento di cambiare, da noi.

Buon sindacato a tutti

INERZIA TOTALE DA PARTE DELLE SIGLE SINDACALI


Riorganizzazione-dei-servizi-comunaliIeri si è svolto un tavolo sindacale a livello nazionale convocato dal Capo del Personale, ing. Chovelli, avendo come oggetto procedure di mobilità, piano di razionalizzazione degli spazi (spending review) e problematiche relative alla applicazione del contratto sull’orario di lavoro.

Dall’informativa sulle piante organiche veniamo a conoscenza che il nostro Ministero è sotto organico: non è una novità, si sono affrettati a mandare in pensione anche chi non era proprio d’accordo e questi sono i risultati: noi abbiamo chiesto del parchè non si formalizzasse in trasferimento il distacco di molti colleghi che oltre vent’anni sono in perenne distacco, ma pare che l’argomento, come al solito, sia fantascientifico visto che il Capo del Personale ha detto che se ne parlerà dopo l’estate.

Arriviamo al piatto forte della serata, o almeno così pensavamo: certo, si pensava che davanti alla decisione, non proposta, ma ripetiamo decisione dell’amministrazione di spostare centinaia di colleghi, creando disagi sia fisici che economici, ci fosse finalmente un’alzata di scudi in difesa dei lavoratori da parte di tutte le sigle sindacali.

Nemo profeta in patria.

E’ stata un ignominia !!!

Qualche vagito di dissenso, sicuramente, colpi di fioretto .

Ma da quando in qua i vagiti o i colpi di fioretto incutono paura, figuriamoci terrore.

Non sindacalisti decisi ma burocrati assoggettati al volere del padre padrone; quasi quasi…sia fatta la Sua volontà.

“Chiediamo un tavolo specifico tra una ventina di giorni”, è stato detto, e magari nel frattempo decine di famiglie verranno già messe in crisi dal fatto compiuto.

La nostra voce, unica nel coro, ha urlato : “perché non è stata data una risposta dal Capo di Gabinetto al quale fu mandata mesi fa una controproposta da parte delle RSU sedi centrali ?

Spiegateci che senso hanno gli svariati milioni di euro che saranno spesi per provvedere agli spostamenti di tutto il personale nonché di macchinari informatici con relativi cablaggi?”

Ci è stato risposto che pagherà tutto l’agenzia del demanio….

Ma l’agenzia del demanio non è di Donald Trump o di Putin

 SONO SOLDI DEI CONTRIBUENTI !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!  cioè di tutti noi.

La Federazione Intesa , unica e sola nel dare battaglia a queste invereconde azioni, sta preparando un esposto alla Corte dei Conti per cercare di fermare questa emorragia.

Noi continuiamo a lottare per i lavoratori

Il coordinatore Nazionale MIT
Agostino Crocchiolo

AGLI STATALI LE BRICIOLE


bricioleLa Legge di Stabilità 2016 è stata approvata anche al Senato e dovrebbe entrare in vigore dal 1° gennaio 2016, dopo la trasmissione al Quirinale e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Non è una novità ma semplicemente una conferma: nonostante la sentenza 178/2015 della Corte Costituzionale per i rinnovi dei contratti nazionali collettivi dei dipendenti pubblici ci sono poche briciole, ovvero solo 300 milioni di euro, dei quali 74 milioni sono destinati a personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia e 7 milioni sono assegnati al restante personale in regime di diritto pubblico.

Nuovo tetto alla contrattazione: si ripristina (sia pure in forme leggermente diverse) il blocco della contrattazione decentrata. Dal 1° gennaio 2016 l’ammontare delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, non può superare l’importo del 2015 e viene automaticamente ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio.

Blocco anche alle assunzioni di dirigenti fino all’entrata in vigore dei decreti legislativi attuativi della riforma Madia della pubblica amministrazione. Sono esclusi dal blocco: i dirigenti non contrattualizzati, di province e città metropolitane appartenente alle funzioni fondamentali, dell’amministrazione giudiziaria, dell’area medica e veterinaria e delle Agenzie fiscali.

A nulla sono valse le proteste dei dipendenti pubblici, le manifestazioni di piazza e gli scioperi, a nulla è, per ora, valsa una Sentenza della Corte Costituzionale.

“Fatta la legge trovato l’inganno” … la Corte Costituzionale ha sbloccato il contratto pubblico? Pochi spiccioli bastano per andare avanti! Ma i nostri governanti sanno che la Costituzione ha previsto una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e che un rinnovo falso equivale ad un non rinnovo? La giustizia in Italia è in arretrato ma, di questo passo, fioccheranno tanti altri ricorsi per l’adeguamento degli stipendi.

 Buon sindacato a tutti.

Il Segretario Generale
(Claudia Ratti)

LAVORO. NUOVE SOCIALITÀ: SINDACATO 2.0 PER DIFESA DEI LAVORATORI


la-cosa-sindacale-2RASSEGNA STAMPA

DIRE – Roma, 11 novembre 2015

Tra i partecipanti al convegno, il presidente di Nuove Socialita’ Salvatore Ronghi, il segretario della Ugl Comunicazioni Salvatore Muscarella, il Segretario della Ugl Telecomunicazioni, Stefano Conti, il segretario di Fismic Roberto Di Maulo, il Segretario di Fast Trasporti Pietro Serbassi, il Segretario di Federazione Intesa Francesco Prudenzano, il Segretario del Coordinamento Sicurezza Unione Generale Lavoratori, Antonio Scolletta, il sen. Maurizio Gasparri (FI), il sen. Maurizio Sacconi (Ncd), il deputato Marco Di Lello (Pd), il deputato Flavio Tosi, segretario nazionale del movimento “Fare!”. “La crisi economica e finanziaria, le scelte europee ed una precisa volonta’ politica volta a demolire i corpi intermedi hanno determinato un solco tra i lavoratori e i sindacati e tra la politica e i sindacati, un solco nel quale e’ finito il sindacato che il premier Renzi sta attendendo “al varco” con la legge sulla rappresentativita’, finalizzata a ridurre il numero dei sindacati e a limitare la loro sfera di azione solo ai casi di effettiva rappresentanza dei lavoratori” – ha spiegato Ronghi, nell’introdurre i lavori.(SEGUE) (Com/Gup/ Dire) 16:21 11-11-15

ASKANEWS –  Roma, 11 novembre 2015

“Il coordinamento e la unitarietà dell’azione sindacale per dare vita ad una ‘coalizione’ in difesa dei lavoratori e ad un nuovo modello sindacale non verticistico ma di base, che faccia sinergia per la crescita economica e per lo sviluppo dell’Italia, per riportare i grandi temi – la disoccupazione, la povertà, i diritti dei lavoratori, la tutela delle famiglie – al centro del dibattito politico-sindacale, per favorire la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini tutti”: è l’iniziativa emersa dal convegno promosso dall’Associazione “Nuove Socialità”, tenutosi oggi a Roma. Attraverso il confronto tra sindacalisti e politici, si delinea il “Sindacato 2.0” , un nuovo modello sindacale fondato sulla partecipazione e sulla centralità dei lavoratori e delle categorie, e quindi, sul “rovesciamento della piramide”. Non più, dunque, il modello verticistico e distante dalle realtà territoriali e dai problemi dei luoghi di lavoro delle confederazioni, ma un sindacato rappresentato dalle categorie e dei territori, che, rafforzando il proprio ruolo di piazza e di proposta, accoglie la sfida della rappresentatività e rilancia sul tema della partecipazione. Tra i partecipanti al convegno, il presidente di Nuove Socialità Salvatore Ronghi, il segretario della Ugl Comunicazioni Salvatore Muscarella, il Segretario della Ugl Telecomunicazioni, Stefano Conti, il segretario di Fismic Roberto Di Maulo, il Segretario di Fast Trasporti Pietro Serbassi, il Segretario di Federazione Intesa Francesco Prudenzano, il Segretario del Coordinamento Sicurezza Unione Generale Lavoratori, Antonio Scolletta, il sen. Maurizio Gasparri (FI), il sen. Maurizio Sacconi (Ncd), il deputato Marco Di Lello (Pd), il deputato Flavio Tosi, segretario nazionale del movimento “Fare!”. “La crisi economica e finanziaria, le scelte europee ed una precisa volontà politica volta a demolire i corpi intermedi hanno determinato un solco tra i lavoratori e i sindacati e tra la politica e i sindacati, un solco nel quale è finito il sindacato che il premier Renzi sta attendendo “al varco” con la legge sulla rappresentatività, finalizzata a ridurre il numero dei sindacati e a limitare la loro sfera di azione solo ai casi di effettiva rappresentanza dei lavoratori” – ha spiegato Ronghi, nell’introdurre i lavori. Per il Presidente di Nuove Socialità, si legge in una nota, “i sindacati di categoria devono uscire dall’angolo e dimostrare di saper essere protagonisti della nuova sfida che guarda al futuro puntando sulla radicale trasformazione del modello sindacale ed una nuova strategia improntata alla qualità dell’azione sindacale e alla capacità di tornare in piazza per ribellarsi allo schiacciamento dei diritti dei lavoratori e per sostenerne i diritti. Non più manifestazioni “politiche” utili solo a chi le promuove, ma manifestazioni di volontà tese a riportare al centro dell’attenzione della politica i lavoratori e il mondo del lavoro”. “Un nuovo modello sindacale, dunque, che rimette al centro il lavoratore e ridimensiona le strutture confederali, anche in termini di risorse, a favore delle categorie e dei territori, superando il criterio della “maggiore rappresentatività confederale” che si è rivelato distante dal territorio e dalle categorie, verticistico e lontano dai problemi della base dei lavoratori e delle realtà lavorative ed è ormai considerato superato dagli stessi lavoratori – ha evidenziato Muscarella. “Si è aperta e deve spalancarsi una fase nuova che vede la centralità e il protagonismo delle categorie a cui vanno destinate le risorse derivanti dalla fiducia espressa dai lavoratori, in quanto più vicine alle esigenze di questi ultimi. Risorse, dunque, ma non solo in termini economici, ma anche in termini di risorse umane rappresentate da una nuova classe dirigente sindacale di alta qualità capace di rappresentare al meglio i lavoratori, di tornare alla militanza sindacale indispensabile per tutelare il mondo del lavoro e di formulare nuove proposte di contenuto e di qualità sui tavoli di confronto con la parte datoriale e con le Istituzioni” – ha aggiunto Di Maulo. (segue)

Sindacato 2.0, un nuovo modello fondato sulla partecipazione -2- Se ne è parlato a Roma in un convegno promosso da Nuove socialità Roma, 11 nov. (askanews)
Al centro del dibattito la contrattazione di secondo livello “sempre più centrale nel rapporto tra le controparti e sempre più incentrata sulla qualità della proposta e sulla maggiore aderenza alle specifiche esigenze di ciascuna categoria e di ciascuna realtà lavorativa, con i diritti fondamentali demandati alla contrattazione nazionale, e la puntuale definizione del rapporto di lavoro affidata interamente alla contrattazione decentrata ed aziendale” – ha rimarcato Serbassi. Dal nuovo modello sindacale alla legge sulla rappresentatività che sta prendendo forma in Parlamento “che non impone soltanto una capacità rappresentativa numerica, ma anche una capacità rappresentativa degli scenari economici e sostanziale, ovvero una visione strategica complessiva dei grandi temi dell’economia e del lavoro ed un coordinamento delle azioni di politica sindacale e di proposta tesa alle politiche attive del lavoro” – ha sottolineato Prudenzano. “Il nuovo modello sindacale pone le basi per dare vera attuazione alla partecipazione e all’art. 46 della Costituzione “per far sì che i lavoratori siano protagonisti dei processi produttivi e del processo di sviluppo del Paese” ha evidenziato Conti. “Il nuovo modello sindacale mette in campo un’azione di prossimità e di territorio, che tenga sempre meno conto delle diversità di tipologie contrattuali per far riferimento al contesto urbano ed alle opportunità di fare sistema per la crescita lo sviluppo e la sicurezza – ha sottolineato Scolletta – che ha ricordato come, proprio nel comparto della Sicurezza, si giochi una delle più importanti partite della democrazia e della libertà nell’esercizio dei diritti sindacali da parte degli agenti delle Forze dell’Ordine. Ciò non solo per garantire quello che è un diritto primario, ma anche per fronteggiare le “aggressioni” alla libertà sindacale di questa categoria di lavoratori, aggressioni che, talvolta, sono provenute proprio dalla politica”. Red/Rcc

il Velino/AGV NEWS – Napoli, 11 novembre 2015 

“Il coordinamento e la unitarieta’ dell’azione sindacale per dare vita ad una ‘coalizione’ in difesa dei lavoratori e ad un nuovo modello sindacale non verticistico ma di base, che faccia sinergia per la crescita economica e per lo sviluppo dell’Italia, per riportare i grandi temi – la disoccupazione, la poverta’, i diritti dei lavoratori, la tutela delle famiglie – al centro del dibattito politico-sindacale, per favorire la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini tutti”: e’ l’iniziativa emersa dal convegno promosso dall’Associazione “Nuove Socialita’”, tenutosi oggi a Roma. Attraverso il confronto tra sindacalisti e politici, si delinea il “Sindacato 2.0” , un nuovo modello sindacale fondato sulla partecipazione e sulla centralita’ dei lavoratori e delle categorie, e quindi, sul “rovesciamento della piramide”. Non piu’, dunque, il modello verticistico e distante dalle realta’ territoriali e dai problemi dei luoghi di lavoro delle confederazioni, ma un sindacato rappresentato dalle categorie e dei territori, che, rafforzando il proprio ruolo di piazza e di proposta, accoglie la sfida della rappresentativita’ e rilancia sul tema della partecipazione. Tra i partecipanti al convegno, il presidente di Nuove Socialita’ Salvatore Ronghi, il segretario della Ugl Comunicazioni Salvatore Muscarella, il Segretario della Ugl Telecomunicazioni, Stefano Conti, il segretario di Fismic Roberto Di Maulo, il Segretario di Fast Trasporti Pietro Serbassi, il Segretario di Federazione Intesa Francesco Prudenzano, il Segretario del Coordinamento Sicurezza Unione Generale Lavoratori, Antonio Scolletta, il sen. Maurizio Gasparri (FI), il sen. Maurizio Sacconi (Ncd), il deputato Marco Di Lello (Pd), il deputato Flavio Tosi, segretario nazionale del movimento “Fare!”. “La crisi economica e finanziaria, le scelte europee ed una precisa volonta’ politica volta a demolire i corpi intermedi hanno determinato un solco tra i lavoratori e i sindacati e tra la politica e i sindacati, un solco nel quale e’ finito il sindacato che il premier Renzi sta attendendo “al varco” con la legge sulla rappresentativita’, finalizzata a ridurre il numero dei sindacati e a limitare la loro sfera di azione solo ai casi di effettiva rappresentanza dei lavoratori” – ha spiegato Ronghi, nell’introdurre i lavori. Per il Presidente di Nuove Socialita’ “i sindacati di categoria devono uscire dall’angolo e dimostrare di saper essere protagonisti della nuova sfida che guarda al futuro puntando sulla radicale trasformazione del modello sindacale ed una nuova strategia improntata alla qualita’ dell’azione sindacale e alla capacita’ di tornare in piazza per ribellarsi allo schiacciamento dei diritti dei lavoratori e per sostenerne i diritti. Non piu’ manifestazioni “politiche” utili solo a chi le promuove, ma manifestazioni di volonta’ tese a riportare al centro dell’attenzione della politica i lavoratori e il mondo del lavoro”. “Un nuovo modello sindacale, dunque, che rimette al centro il lavoratore e ridimensiona le strutture confederali, anche in termini di risorse, a favore delle categorie e dei territori, superando il criterio della “maggiore rappresentativita’ confederale” che si e’ rivelato distante dal territorio e dalle categorie, verticistico e lontano dai problemi della base dei lavoratori e delle realta’ lavorative ed e’ ormai considerato superato dagli stessi lavoratori – ha evidenziato Muscarella. “Si e’ aperta e deve spalancarsi una fase nuova che vede la centralita’ e il protagonismo delle categorie a cui vanno destinate le risorse derivanti dalla fiducia espressa dai lavoratori, in quanto piu’ vicine alle esigenze di questi ultimi. Risorse, dunque, ma non solo in termini economici, ma anche in termini di risorse umane rappresentate da una nuova classe dirigente sindacale di alta qualita’ capace di rappresentare al meglio i lavoratori, di tornare alla militanza sindacale indispensabile per tutelare il mondo del lavoro e di formulare nuove proposte di contenuto e di qualita’ sui tavoli di confronto con la parte dat oriale e con le Istituzioni” – ha aggiunto Di Maulo. Al centro del dibattito la contrattazione di secondo livello “sempre piu’ centrale nel rapporto tra le controparti e sempre piu’ incentrata sulla qualita’ della proposta e sulla maggiore aderenza alle specifiche esigenze di ciascuna categoria e di ciascuna realta’ lavorativa, con i diritti fondamentali demandati alla contrattazione nazionale, e la puntuale definizione del rapporto di lavoro affidata interamente alla contrattazione decentrata ed aziendale” – ha rimarcato Serbassi. Dal nuovo modello sindacale alla legge sulla rappresentativita’ che sta prendendo forma in Parlamento “che non impone soltanto una capacita’ rappresentativa numerica, ma anche una capacita’ rappresentativa degli scenari economici e sostanziale, ovvero una visione strategica complessiva dei grandi temi dell’economia e del lavoro ed un coordinamento delle azioni di politica sindacale e di proposta tesa alle politiche attive del lavoro” – ha sottolineato Prudenzano. “Il nuovo modello sindacale pone le basi per dare vera attuazione alla partecipazione e all’art. 46 della Costituzione “per far si’ che i lavoratori siano protagonisti dei processi produttivi e del processo di sviluppo del Paese” ha evidenziato Conti. “Il nuovo modello sindacale mette in campo un’azione di prossimita’ e di territorio, che tenga sempre meno conto delle diversita’ di tipologie contrattuali per far riferimento al contesto urbano ed alle opportunita’ di fare sistema per la crescita lo sviluppo e la sicurezza – ha sottolineato Scolletta – che ha ricordato come, proprio nel comparto della Sicurezza, si giochi una delle piu’ importanti partite della democrazia e della liberta’ nell’esercizio dei diritti sindacali da parte degli agenti delle Forze dell’Ordine. Cio’ non solo per garantire quello che e’ un diritto primario, ma anche per fronteggiare le “aggressioni” alla liberta’ sindacale di questa categoria di lavoratori, aggressioni che, talvolta, sono provenute proprio dalla politica”.

IL RINNOVO DEL CONTRATTO DEL PUBBLICO IMPIEGO PROBLEMI SEMPRE PIU GRAVI MA LE SOLITE LITURGIE Recentemente aggiornata


genteDalla privatizzazione del 1995 in poi è andata sempre peggio. Una strada sempre più in salita, nell’indifferenza imbarazzante della politica che decide, e qualche strumentalizzazione di comodo dell’opposizione di turno. Il ruolo del sindacato doveva iniziare a cambiare da allora, ma le voci fuori dal coro sono sempre state molto poche, ridicolizzate o demonizzate, a secondo i momenti, e la gran parte del popolo del pubblico impiego si è cullato nell’idea che dovesse essere qualcun altro compreso il sindacato, a dover risolvere il problema.

Qui occorre fare chiarezza: la delega sindacale serve per l’attività vertenziale “in rappresentanza” dei lavoratori, non “in assenza” dei lavoratori. Ovvero, nelle questioni di grande rilevanza per cui il nostro “datore di lavoro” compie atti che vanno in barba anche ai più elementari principi del buon senso (vedi la proposta dei 10 euro lordi), non basta la sola funzione di rappresentanza ma serve la partecipazione attiva anche dei rappresentati.

Una logica semplice, non occorre scomodare il movimento sindacale dei cantieri di Danzica, dove è nato Solidarność, basta capire che il problema si risolve partecipando, non aspettando e neppure facendo il tifo. Un po’ come è successo per i dirigenti del MEF, che in un pomeriggio grigio di ottobre, visto in anteprima il taglio del loro salario accessorio nella legge di stabilita 2016, hanno posato la penna e se ne sono andati. Risultato: quel taglio, per ora, è scomparso!

La responsabilità di questa inefficacia è anche della gran parte dei sindacati, che neppure hanno provato a cambiare marcia e proporre, se non pretendere, la partecipazione attiva dei lavoratori ma hanno continuato a seguire la solita vecchia liturgia “anni ’80” senza rendersi conto che siamo ad una distanza siderale da quei momenti.

E così, gli stati maggiori dei grossi sindacati ha indetto una manifestazione per il 28 novembre prossimo, che dovrebbe essere la premessa per uno sciopero di tutti gli impiegati pubblici.

Il 28 novembre, guarda caso sabato, vedremo un bel po’ di famiglie venire a Roma con il viaggio pagato e la colazione al sacco, di cui solo una parte saranno realmente pubblici dipendenti, formalmente per manifestare, sostanzialmente a fare una gita a basso costo. Questo lo sanno i sindacalisti, ma lo sa anche il Governo. Ed allora perché fare tutto questo?

Non è nostra intenzione fare una critica alle grosse Organizzazioni sindacali, piuttosto a tutto lo scenario rappresentato (governo-sindacati) che si ostina a mantenere in piedi forme di 30 anni fa, che non hanno più efficacia. Una rappresentazione in cui, coloro che dovrebbero fare gli attori, sono in platea pensando che alla fine dello spettacolo (chissà mai per quale motivo) gli verrà riconosciuto il giusto o poco meno.

E’ evidente che non sarà così, che lo sciopero, semmai arriverà, sarà “poco partecipato” perché inefficace quanto le manifestazioni e le riunioni con il Governo nella Sala Verde, o all’Aran nella sala Nenni.

Senza un cambio di rotta nel comportamento, senza una partecipazione attiva, anche ruvida, non si potrà portare a casa un risultato concreto.

LA FORZA DEI SINDACATI

ipotesiCon il blocco giudicato illegittimo dalla Corte Costituzionale ogni lavoratore ha perso in media 5.000 euro ogni anno per gli ultimi sette, quindi abbiamo perso trentacinque mila euro in termini di potere d’acquisto. Una perdita che si attesta approssimativamente al 10,5% della busta paga e il danno salirà al 14,6% se il rinnovo non dovesse essere fatto entro il 2016.

Questo ha portato i dipendenti  pubblici a presentare un ricorso alla Consulta per la perdita di attendibilità delle tante sigle sindacali, che dal 2010 non hanno fatto nulla, non solo per sbloccare i contratti ma neppure per incrementare i premi individuali e gli incentivi.

Per alcuni, poi, gli effetti degli aumenti in busta paga si neutralizzeranno, a causa  degli 80 euro in busta paga, il netto percepito realmente sarebbe sostanzialmente invariato, nonostante il rinnovo contrattuale tanto atteso.

Intanto, per sbloccare i contratti servono soldi freschi e sappiate che un punto d’inflazione, riconosciuto ai dipendenti pubblici, vale all’incirca 1,5 miliardi, quindi il rinnovo necessita almeno di 4 miliardi invece dei 200 milioni di euro stanziati nella legge di stabilità.

Se si farà, sarà un rinnovo contrattuale che, di fatto, è nettamente inferiore al costo di una tessera sindacale, che i dipendenti pagano mensilmente a quelle sigle che hanno permesso questo continuo stillicidio.

Ora si scandalizzano, fanno vedere che non accetteranno i 7 euro mensili e continueranno a buttare fumo negli occhi dei dipendenti.

Vogliamo ricordare, inoltre, la decurtazione economica dei giorni di malattia, la riduzione del valore dei buoni pasto, il taglio dei 12 milioni di euro nel nostro comparto in questi ultimi contratti integrativi, aspetto che ha conseguentemente ridotto le Posizioni Organizzative, le Indennità e quindi la professionalità e la dignità individuale.

L’obiettivo per noi è già chiaro, arrivare a un contratto unico per comparto, con l’ennesimo pesante scotto, cioè quello di essere unificati all’Ente che ha la retribuzione inferiore, quindi non solo non avremo un contratto, ma continueremo a perdere soldi.

Se tale nostra ipotesi dovesse concretizzarsi, (speriamo mai), inizieremo serie iniziative sindacali a tutela del personale.

Roma 19 ottobre 2015

Il Coordinatore Intesa F.P. INPS
Sergio Peppetti

Anche per i rinnovi dei contratti Renzi ha la sindrome del 12%


rinnovi-contrattuali-pubblico-impiego1Lo avevamo notato con la restituzione del maltolto (leggi blocco delle pensioni) che era stato censurato dalla Consulta. Rispetto a quanto dovuto il Governo di Matteo Renzi aveva “generosamente offerto” circa il 12% di quello che legittimamente spettava ai nostri pensionati, facendo scattare un ampio e diffuso contenzioso.

Allo stesso modo si sta comportando con il blocco dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego: censurato dalla Corte Costituzionale (ma non in forma retroattiva come per le pensioni), per rispondere a questa censura il nostro Matteo sta offrendo la favolosa cifra di 10 euro lordi al mese di aumento.
“Roba da chiodi”, direbbe qualcuno.

Dai nostri calcoli, si tratta ancora una volta di circa il 12% del totale (dovrebbero essere € 80 a partire dal gennaio 2010).
Che sta succedendo al nostro premier? Vorrà suggerirci qualcosa?
Forse possiamo restituire i nostri debiti con l’erario pagando solo il 12%?
Sarebbe una notizia fantastica, se potessimo applicarla alle bollette arretrate, alle cartelle di Equitalia, e a tutti i debiti che abbiamo accumulato, anche a causa dei mancati rinnovi contrattuali.

Al solito lo Stato italiano si sta dimostrando il peggiore dei datori di lavoro esistenti: dà poco, chiede poco e male, in sintesi si disinteressa del personale, scontentando specialmente chi ha voglia di fare.

Martedì prossimo si aprirà il tavolo all’ARAN per la ridefinizione dei comparti, il  primo passo per i rinnovi contrattuali e, come sempre, vi terremo informati.