Category Archives: Pubblico Impiego

SCIPPO DEL SALARIO ACCESSORIO – UNA STRADA PREPARATA DA TEMPO!

 


scippo notte-2Un vero e proprio scippo ai danni dei lavoratori.

Una volta un famoso politico, in quel momento ministro degli Affari Esteri, reagì stizzito quando, davanti al taglio del FUA, facemmo presente che, in questo modo, si riduceva il reddito dei lavoratori. Rispose, agitando il baffo, che lo stipendio non era stato toccato!

Era l’anno 2007 e già erano state buttate le basi, e non solo dettate da norme di legge, per aggredire ogni tipo di risorsa accessoria dei lavoratori pubblici, ove ce ne fosse stato bisogno. Metodo per fare cassa molto più facile e meno rischioso che aggredire l’evasione fiscale.

Ed eccoci “arrivati a dama”. Nel disegno di legge di assestamento del bilancio sono sparite le risorse contrattuali per i lavoratori dei ministeri relative alla produttività.

Ed è la prima volta che accade da quando esistono questi fondi.  Sembra una risposta indiretta alla recente sentenza della Corte Costituzionale relativa al blocco dei contratti che perdura da 6 anni e che permette al governo di accedere a risorse contrattuali corrispondenti a circa 80 milioni di euro.

Se stiamo davanti a una riforma epocale della Pubblica Amministrazione, ed in effetti questo scippo ha qualcosa di epocale, non è certo come ce l’avevano presentata e proposta.

E, ricordo a me stesso, come questo tipo di operazioni sono accadute sempre a cavallo tra luglio e agosto, ad iniziare dal blocco della scala mobile e della contingenza, ma allora erano ricorsi a un patto sociale, ora soltanto ad una norma di legge.

PA. FEDERAZIONE INTESA FP: DELUSI DA MANCATA RETROATTIVITA’ “4”



stock-photo-21439209-wrong-way-go-back-sign ADNKRONOS Roma, 24 giu. – “Siamo delusi per la mancata retroattività. Se c’è illegittimità va considerata nella sua interezza. E’ evidente che si è voluto aiutare il Governo”. E’ il commento del segretario generale della Federazione Intesa Fp, Francesco Prudenzano sulla decisione della Consulta.

“Una decisione all’Italiana che non ha voluto emulare quanto fatto con la legge Fornero. Nel frattempo – continua Prudenzano – ci troviamo con oltre tre milioni di lavoratori che negli ultimi sei anni hanno perso migliaia di euro ci auguriamo, almeno, che a breve si apra la nuova stagione contrattuale”.
(Sec-Arm/AdnKronos)
24-GIU-15 19:10

ROMA (ITALPRESS) – “Siamo delusi per la mancata retroattivita’. Se c’e’ illegittimita’ va considerata nella sua interezza. E’
evidente che si e’ voluto aiutare il Governo. Una decisione all’Italiana che non ha voluto emulare quanto fatto con la legge
Fornero. Nel frattempo ci troviamo con oltre tre milioni di lavoratori che negli ultimi sei anni hanno perso migliaia di euro
ci auguriamo, almeno, che a breve si apra la nuova stagione contrattuale”. Lo afferma in una nota il segretario generale della Federazione Intesa Fp, Francesco Prudenzano sulla decisione della
Consulta. 24-Giu-15 18:35
(ITALPRESS)

(DIRE) Roma, 24 giu. – “Siamo delusi per la mancata retroattivita’. Se c’e’ illegittimita’ va considerata nella sua interezza. E’ evidente che si e’ voluto aiutare il Governo – e’ il commento del Segretario Generale della Federazione Intesa Fp, Francesco Prudenzano sulla decisione della Consulta – Una decisione all’Italiana che non ha voluto emulare quanto fatto con la legge Fornero. Nel frattempo – continua Prudenzano – ci troviamo con oltre tre milioni di lavoratori che negli ultimi sei anni hanno perso migliaia di euro ci auguriamo, almeno, che a breve si apra la nuova stagione contrattuale”.
(Com/Rai/ Dire)  18:45 24-06-15

ARRETRATI AI PENSIONATI, COME?



PensioneLa nostra Federazione, sempre attenta ai nostri iscritti, questa volta ha organizzato un’iniziativa per tutelare anche un pensionato presentato da un nostro iscritto.

La problematica nasce dalla sentenza del 30 aprile 2015 n.70/2015 della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il blocco delle pensioni con la conseguenza che si può richiedere la rivalutazione e l’adeguamento dei trattamenti pensionistici e la corresponsione, a far tempo dal 1 gennaio 2012, degli arretrati maturati.

Nell’inerzia del Governo la nostra Federazione sempre vicina ai nostri iscritti e ai propri familiari ha incaricato lo studio legale Mosca di approfondire e gestire la questione. Il primo passo da compiere è una diffida che l’Avv. Mosca notificherà a nome dei pensionati per richiedere la rivalutazione, l’adeguamento e gli arretrati.

La Federazione promuove gratuitamente e solo per i familiari dei propri iscritti, la raccolta delle adesioni. Fissiamo il 20 luglio 2015 quale termine per ricevere la documentazione presso la segreteria dell’area del contenzioso, Via Bartolomeo Eustachio 22 00161 – Roma.

CHI PUO’ ADERIRE?

Tutti i pensionati INPS (pubblici o privati) che percepiscono una pensione superiore a 1.500 euro. Ogni iscritto potrà “presentare” al massimo due pensionati.

COME?

Ogni iscritto dovrà mandare la documentazione (specificata nel modulo di adesione) del pensionato. L’adesione alla diffida che sarà redatta e notificata a cura dell’Avv. Mosca sarà completamente gratuita per i familiari dei nostri iscritti, i costi saranno interamente accollati dalla Federazione.

Per info contattare la segreteria del contenzioso nei giorni martedì e giovedì dalle ore 10.00 alle 12.00 al n. 0647822929  o scrivere una email a contenzioso@federazioneintesa.it.

ALLEGHIAMO
Flash 2015 n. 8 – Arretrati ai pensionati
Modulo di adesione all’iniziativa
Procura singola
Procura collettiva
Dichiarazione di volontà
Modulo iscrizione MINISTERI
Modulo iscrizione EPNE
Modulo iscrizione AGENZIE FISCALI
Modulo iscrizione RICERCA

Il Segretario Generale
(Francesco Prudenzano)

PERCHE’ NON SI RINNOVANO I CONTRATTI DEL PUBBLICO IMPIEGO


mercato finanziariE’ il mercato che stabilisce le regole, non il potere politico!

Questa è una realtà implicita che nel pubblico impiego abbiamo imparato a conoscere, seppur indirettamente. Altrimenti quale sarebbe il motivo del mancato rinnovo del Contratto di lavoro e, contemporaneamente, i tanti interventi per salvare gli istituti bancari, M.P.S: in testa?

E il mercato, che non pretende di essere né infallibile né efficace, ha bisogno della democrazia e degli strumenti di governo a questa collegati solo per proteggere i diritti di proprietà e la libertà di impresa.In tale semplicistico legame risalta una contraddizione: lo Stato è diretto da maggioranze variabili, invece i mercati sono governati da coloro che controllano i mezzi di produzione e le informazioni. Quest’ultimi, in una democrazia come l’abbiamo imparata a conoscere nella teoria, dovrebbero essere controllati dallo Stato che deve imporre principi di equità e di sicurezza, ma sempre meno ci riescono in modo efficace.

Aggiungiamo a questa considerazione che la democrazia si applica all’interno di un territorio, mentre i mercati sono senza frontiere sia per i beni, i capitali, le tecnologie e il lavoro e siccome non esiste alcuna “democrazia planetaria”, non esiste di conseguenza uno “Stato di diritto planetario” in grado di controllare il “mercato planetario” che invece esiste eccome.

In questo quadro dobbiamo dedurre che le regole, che sono il sistema di garanzie per assicurare la libera convivenza, rappresentano il regno dell’illusione al pari di quello del controllo della finanza.Ed i mercati prendono il sopravvento sulla democrazia e in nome della concorrenza rendono sempre più difficile, se non impossibile, la sua regolazione, così che si introducono una serie di regole specifiche, quasi individuali che, anche senza rendersene conto, fanno il gioco del capitalismo finanziario, sempre più regolatore della vita privata e pubblica.

Da qui risulta inutile al mercato, più che alla politica, un rinnovo dei contratti che sottrae risorse al circuito economico e che possono e devono, secondo questi nuovi regolatori della vita sociale, essere utilizzati per questioni più “utili” al mercato, ma non certo utili per la collettività e l’armonia sociale.

Il rimedio è, come detto più volte, una forma di rappresentanza diversa, più stringente, che sia capace di dare risposte veloci, con strumenti più efficaci e efficienti. E questo sia per la tutela collettiva nazionale che per realtà più ridotte dove comunque il lavoratore è protagonista diretto della vita lavorativa.

Segretario Generale
Francesco Prudenzano

LA SPARTIZIONE DELLE RISORSE DELLA C.D. CARTOLARIZZAZIONE HA ANCORA SENSO?

08/06/2015

errore-120x120       Oltre 250 milioni di euro destinati in gran misura ai dirigenti del Ministero dell’Economia, Entrate e Dogane

Ha ancora un senso la spartizione di più di 250 milioni di euro, destinati ai dirigenti e, in misura molto ridotta, ai dipendenti del Ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate e delle Dogane, nella attuale situazione economica? Il Segretario Generale della Federazione Intesa, Francesco Prudenzano in una nota inviata alle agenzie di stampa spiega, in proposito, il punto di vista della Federazione. La legge che prevedeva questo “incentivo” è di ben 12 anni fa (art. 3, comma 165 della legge 350/2003) e non possono che nascere forti perplessità sulla logicità e razionalità di questa norma quando le stesse somme (stiamo parlando di più di 250 milioni di euro) potrebbero avere migliore e più corretta applicazione, una su tutte, ma non certo l’unica, l’esigenza di un rinnovo contrattuale che manca dal 2010. La somma è determinata dalla legge 350/2003 da tre voci: Il risparmio sugli interessi dei titoli di stato; recupero di risorse per la lotta all’evasione fiscale; la vendita degli immobili che da il nome all’incentivo ma che, paradossalmente, si è conclusa ormai da anni. Questo accordo desta ancora più perplessità se, tra le percentuali e i parametri usati nel testo, si evince che gli importi destinati ai dirigenti di prima fascia in media superano i 20.000 euro pro capite. L’accordo, che ha passato anche il controllo della Corte dei Conti il 6 maggio scorso, è ormai in attesa solo della sua liquidazione ma certo che in tempi di “Revisione della Spesa” è una cosa che fa riflettere e la Federazione non esclude iniziative per accendere l’attenzione su questa anomalia in tempi brevi.

Siamo tutti per la Pubblica Amministrazione, ma senza Stato.

soluzioni-globali

Lo Stato di crisi è perenne e non è un gioco di parole ma una formula magica che, sinteticamente, sembra dare un nome alle incertezze che si aggirano ormai da un paio di decenni nel nostro mondo occidentale.

Crisi non come trasformazione, come la intendevano i greci, ma piuttosto come dissoluzione, evaporazione dello Stato. Si sta dissolvendo ormai la fiducia verso ogni tipo di ordine, preferendo la idea di “flessibilità” e “innovazione” in sostituzione “stabilità” e “continuità”. In questo ordine che sta evaporando non si pensa più a cosa fare, se non piuttosto a chi lo farà, un concetto scontato e indiscutibile fino a qualche tempo fa.

Dall’evaporazione alla dissoluzione il passo è breve. Perché la più acuta delle crisi che stiamo vivendo è quella della rappresentanza, o più precisamente della “rappresentanza come la conosciamo”, quella ereditata, messa alla prova e sperimentata dalle generazioni che l’hanno creata aspettandosi che noi ne facessimo buon uso.

Ormai è scoppiata la bolla dell’illusione della crescita perenne col drastico calo del tenore di vita, il depauperamento di interi gruppi sociali ridotti allo stato di un “precariato” senza prospettive e aggredito dalla paura di una crisi globale, come quella affrontata nel 1929 ma con una sostanziale differenza: nel 1929 le vittime del crollo della Borsa, benché spaventate dai mercati che impazzivano e bruciavano fortune insieme a posti di lavoro, non avevano dubbi riguardo le soluzioni: in uno Stato forte, dotato del potere e della capacità di fare le cose, e nella politica con la capacità di decidere quali cose andassero fatte.

Ora però lo Stato non è più quello di cent’anni fa perché non ha i mezzi né le risorse per svolgere i compiti che una vigilanza efficace sui mercati e il loro controllo richiederebbero, per non parlare di regolamentazione e di gestione. Questa parte è stata assunta da forze transnazionali che operano in uno spazio politicamente incontrollato segnato dalla competizione più aspra.

Da qui dipendono la difficoltà di gestione, l’inutilità delle manovre correttive che si susseguono per far fronte a un’emergenza senza fine. Ognuno cerca di trovare soluzioni locali (le uniche possibili) a problemi globali, mentre sarebbero necessarie soluzioni globali a problemi locali.

La soluzione è stata ricorrere a una gestione di governo di tipo indiretto, ovvero liberata di ogni responsabilità, rinviandola al singolo cittadino. Concede ampia libertà di movimento in molti ambiti, rasentando la concessione a piccoli crimini, ma delega al privato buona parte delle funzioni.

Le garanzie sociali, che fino a qualche decennio fa costituivano il nerbo dell’esistenza individuale, sono gradualmente ritirate, sminuite o svuotate di significato. La certezza del posto di lavoro è stata messa in discussione. I tagli alla spesa pubblica limitano i servizi essenziali, dal diritto all’istruzione alla sanità.

L’esigenza di una spending review, di risparmiare di fronte a una pluriennale abitudine allo spreco delle risorse di cui proprio il sistema politico è stato il primo responsabile, mette in discussione la legittimità dei diritti acquisiti e sanciti dalle leggi. Tutto è divenuto opinabile, discutibile, traballante, destinato a restare in piedi o a essere cancellato con un tratto di penna a fronte di “esigenze improcrastinabili”,”problemi di bilancio”, “adeguamento alle normative europee”.

Dietro questa filosofia dell’incertezza che imperversa a livello globale c’è il convincimento che ognuno debba provvedere per sé, senza far carico agli altri dei propri bisogni, delle proprie lacune. Prevale il principio per cui ogni azione, ogni concessione, ogni servizio deve avere il suo tornaconto, gravare su chi ne usufruisce e non essere spalmato sull’intera collettività, cui spetta solo l’obbligo di contribuire in solido al mantenimento dell’apparato statale.

E su questo amaro presupposto che si dovrebbe rivedere il concetto di rappresentanza delle Organizzazioni sindacali, con la presa di coscienza della trasformazione che sta vivendo questo nostro mondo occidentale, senza aspettare che il Tempo e la Storia seppelliscano tutto.

Segretario Generale
Francesco Prudenzano

Conflitti e soprusi, ecco le 7 prove del mobbing decise dalla Cassazione

Per ottenere il risarcimento stabiliti i parametri: tutti i requisiti devono essere provati. Si tratta di «azioni ostili», premeditate e persecutorie

Nicoletta Braschi nel film «Mi piace lavorare- Mobbing» di Francesca Comencini

Assodato che un capo insopportabile o malmostoso a giorni alterni e dei colleghi tenacemente molesti sei su sette (senza una corrispettiva voce a parte in busta paga) sono afflizioni comuni alla gran parte dei lavoratori, non tutte le angherie patite in ufficio da parte di superiori o di pari grado possono qualificarsi come mobbing . E garantire il diritto al risarcimento. Per disincentivare azioni legali avventate di mobbizzati immaginari e offrire ai giudici di merito un prontuario garantito, in mancanza di una normativa specifica, la Corte di cassazione, con sentenza n.10037/2015 ha individuato delle linee guida per riconoscere il vero mobbing .

I sette parametri del mobbing

Sette parametri con cui la vittima deve provare di essere stata danneggiata sul lavoro: ambiente, durata, frequenza, tipo di azioni ostili, dislivello tra antagonisti, andamento per fasi successive, intento persecutorio. Perché si configuri il mobbing devono ricorrere tutti e sette, non uno di meno.
Le vessazioni devono dunque avvenire sul luogo di lavoro (1). I contrasti, le mortificazioni o quant’altro devono durare per un congruo periodo di tempo (2) ed essere non episodiche ma reiterate e molteplici (3). Deve trattarsi di più azioni ostili, almeno due di queste (4): attacchi alla possibilità di comunicare, isolamento sistematico, cambiamenti delle mansioni lavorative, attacchi alla reputazione, violenze o minacce.
Occorre il dislivello tra gli antagonisti, con l’inferiorità manifesta del ricorrente (5). La vicenda deve procedere per fasi successive come: conflitto mirato, inizio del mobbing , sintomi psicosomatici, errori e abusi, aggravamento della salute, esclusione dal mondo del lavoro (6). Oltre a tutto quanto elencato, bisogna che vi sia l’intento persecutorio (7), ovvero un disegno premeditato per tormentare il dipendente.

Il caso

Nel caso per cui si è arrivati in Cassazione, che riguardava un impiegato pubblico, i sette elementi chiave c’erano tutti. Il ricorrente era stato demansionato, emarginato, spostato da un ufficio all’altro senza motivo, umiliato nel ritrovarsi come capo quello che prima era il suo sottoposto, assegnato a un ufficio aperto al pubblico ma privato della possibilità di lavorare. Già nel merito, dopo perizie e testimonianze, era stata riconosciuta l’esistenza del mobbing (verticale, ossia messo in pratica dal superiore, quello orizzontale è tra colleghi), confermato poi anche nel giudizio di legittimità.
Sette requisiti non sono pochi, considerato che l’onere della prova sta in capo al lavoratore. Anche il ragionier Ugo Fantozzi, prototipo di tutti i mobbizzati d’Italia, avrebbe faticato a farsi risarcire dal professor Guidobaldo Maria Riccardelli che lo costringe a vedere le 18 bobine della Corazzata Potëmkin in ginocchio sui ceci mentre in tv c’è la partita della Nazionale. Nella vita reale va appena meglio. Pochi mesi fa una dirigente del Comune de l’Aquila ha vinto la causa contro l’amministrazione. Fu sospesa per aver arrecato «disdoro» all’ente: non aveva portato le bottigliette d’acqua ai consiglieri durante una seduta estiva.

Pubblico impiego: il blocco dei contratti vale 35 miliardi

La stima in una memoria che l’avvocatura dello Stato ha inviato alla Consulta
L’effetto «strutturale» per i conti pubblici sarebbe pari a 16 miliardi l’anno

«L’onere» della «contrattazione di livello nazionale, per il periodo 2010-2015, relativo a tutto il personale pubblico, non potrebbe essere inferiore a 35 miliardi». Così l’Avvocatura dello Stato nella memoria inviata alla Consulta in merito alla costituzionalità del blocco degli stipendi nel pubblico impiego. L’ «effetto strutturale» per i conti pubblici sarebbe di circa 13 miliardi» annui dal 2016.

Udienza il 23 giugno

La memoria guarda all’udienza della Corte Costituzionale in calendario per il prossimo 23 giugno, quando sarà esaminata la questione di legittimità costituzionale sul blocco della contrattazione nel pubblico impiego. Il documento firmato dall’avvocato dello Stato, Vincenzo Rago, nella parte conclusiva si sofferma quindi «sull’impatto economico delle disposizioni censurate, in relazione all’art. 81 e 97» della Costituzione. L’Avvocatura generale dello Stato precisa che «i rilevanti effetti finanziari derivanti dall’intervento normativo che si esamina sono evidenti. Ed infatti – prosegue – l’onere conseguente alla contrattazione di livello nazionale, per il periodo 2010-2015, relativo a tutto il personale pubblico, non potrebbe essere inferiore a 35 miliardi di euro, con un effetto strutturale di circa 13 miliardi di euro, a decorrere dal 2016».

Prerogative salvaguardate

Inoltre l’Avvocatura nella parte iniziale della memoria precisa come «in ogni caso le prerogative sindacali risultano salvaguardate e si sono estrinsecate, tra l’altro, nella partecipazione all’attività negoziale per la stipulazione dei contratti integrativi (Ccni), sia pure entro i limiti finanziari normativamente previsti» e «di contratti quadro». Poi, aggiunge, è rimasta in piedi la possibilità «di dar luogo alle procedure relative ai contratti collettivi nazionali, sia pure per la sola parte normativa». Ciò dimostra, secondo l’avvocatura, come «un’intensa attività contrattuale sia stata svolta, anche in pendenza del nuovo complesso normativo, ed abbia riguardato sia la contrattazione integrativa che quella nazionale».